Umbra, classe 1987. Laureata in Filosofia a Trento con una tesi su"Accountability: la virtù della politica democratica", Portavoce delle democratiche umbre dal 2011. Eletta PD alla Camera in Umbria e membro della VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione). Presidente Intergruppo giovani parlamentari e membro dell'assemblea parlamentare del consiglio d'Europa.

" La stufa di mia zia che fischia. San Donino 2012, cinque anni fa. Era la sera della vigilia, con la famiglia riunita come sempre. Il tema di quell’anno è: ma davvero ti sei candidata alle primarie del PD??? Mia cugina fa il video col telefono.

Lo zio porta i volantini stampati e tagliati a mano perché è Natale, chi li taglia i volantini a Natale? E poi Gino, che era il nonno che non ho avuto e oggi non c’è più: si era fatto i fac-simile a mano con su scritto grande grande ASCANI. Mi manca tanto. Manca tanto. Spero che sia almeno un po’ felice di sapermi qui, oggi. La cosa incredibile di quel Dicembre che sembra così lontano è che c’era sacco di gente più convinta di me che quella cosa così impossibile fosse possibile. Tranne mio padre. O, meglio, pure lui alla fine era convinto, ma aveva paura che rimanessi delusa. E si sa chi ti ama prima di tutto ti protegge, poi sogna insieme a te. Avevo 25 anni, il sogno di insegnare filosofia nel mio liceo, che stavo inseguendo con una certa tenacia e la passione per la politica. Avevo preso qualche sportellata in faccia a dire il vero e pensavo che alla fine la politica non fosse adatta a quelli come me, a quelli che le cose brutte non sanno prenderle bene. L’ho scoperto solo dopo che quelli che sanno prendere bene le cose brutte non esistono. Avevo 25 anni, una laurea in tasca da qualche mese e la fissa per l’accountability, l’idea cioè che gli eletti dovessero rendicontare. Cinque anni dopo quella fissa non m’è passata ed è anche per questo che oggi siamo qui. A cinque anni e 5463 voti (una marea, una marea inaspettata) da quel 29 Dicembre ho imparato a scrivere una mozione, un’interpellanza, un’interrogazione, un emendamento, un ordine del giorno, una legge. I tre frutti più importanti del mio lavoro sono una legge sul diritto di sapere dei cittadini – che si chiama FOIA, non per colpa mia – il piano nazionale scuola digitale e la legge sulle imprese culturali e creative. Posso essere contenta, tutto sommato. Ho frequentato la tv – dalla prima apparizione dalla Gruber, con le lamentele del mio cuginetto sul troppo trucco, in avanti. Mi sono confrontata con tante personalità di raro valore. E anche con qualcuna di nessun valore. Ma non è per questo che credo di essere cresciuta. Ho avuto la fortuna di vivere da dentro alcuni dei momenti più significativi per il mio paese. Belli e meno belli. Ne ho avvertito la responsabilità, il peso. Non ho dormito, ho perso circa 10 chili in 5 anni. Ho avuto paura e ho trovato, poi, il coraggio per scegliere da che parte stare. Ho anche sbagliato, sono caduta e, con fatica, tanta fatica, mi sono rialzata. Ho conosciuto l’invidia, l’offesa gratuita, la rabbia, più o meno giustificata. Mi hanno ferito. Ogni parola cattiva mi ha ferito in questi cinque anni. E ogni volta che mi sono sentita ferita ho capito che in fondo ero sempre io. E sono stata felice. Eppure la politica mi ha reso meno ingenua, mi ha cambiato più di quanto volessi all’inizio. Ma ho imparato che alla fine di una giornata conta solo guardarti allo specchio, prima di andare a dormire, e chiederti se stai facendo tutto quel che puoi per lasciare il mondo migliore di come l’hai trovato. Come m’hanno insegnato a 8 anni, quando correvo sul campetto della parrocchia col fazzolettone scout al collo. Sono tornata a casa ogni volta che ho potuto, ho frequentato gli stessi posti, le stesse strade e soprattutto gli stessi amici. Alcuni se lo sono chiesti se davvero sarei rimasta io. Alcuni magari se lo chiedono ancora, quando mi incrociano sulla 500 gialla. Spero che oggi, a cinque anni di distanza, possiate dire di sì. A casa sono tornata per dare risposte ma soprattutto per cercare le cose vere, le critiche, gli stimoli, gli incoraggiamenti. Ciascuno di voi ha il merito di avermele fatte trovare ogni volta che ne ho avuto bisogno. E soprattutto per questo devo dirvi grazie. Per essere stati casa mia, quel posto che i piedi magari possono lasciare, ma il cuore no. Ho conosciuto il potere e ho capito cosa significa: il nostro vero privilegio è potere cambiare la vita quotidiana di un po’ di persone e, magari, riuscirci. Io ci ho provato. Se sono qui, se siamo qui, è perché questa strada, dal 29 dicembre 2012 ad oggi l’abbiamo fatta insieme. Salite, discese, buche, pit-stop. Insieme. E la strada che abbiamo davanti, per me, ha senso solo insieme. Di una cosa, però, sono certa: il meglio deve ancora venire. "