Un governo che odia cultura e istruzione, ma che ama i condoni.

Cari amici,

è palese ormai: l’istruzione fa paura a questo governo. Nella legge di bilancio ci sono tagli sulla scuola, sulla cultura, sull'università, sulla ricerca. Tagli per 56 milioni all'alternanza scuola-lavoro, per 29 milioni al Ministero dell’istruzione, per 10 milioni al tax credit  per cinema e librerie, per 30 milioni al bonus cultura dei 18enni, stop alle domeniche gratis nei musei: un totale di oltre 100 milioni di tagli a scuola e cultura che, invece di essere considerati i settori chiave dello sviluppo e della crescita del paese, sono derubricati al Bancomat del governo per reperire finanziamenti al loro dannoso libro dei sogni.

Ovviamente non ci stiamo, non ci sto.

Il ministro Bonisoli ha passato mesi interi a esternare in maniera indegna riguardo al Bonus Cultura per i diciottenni (18App) introdotto dal governo Renzi. Parole in libertà e nessun fatto, come al solito. Grazie all'impegno del Partito Democratico, di associazioni e di tanti cittadini, il ministro deve essersi sentito chiuso all'angolo e ha quindi promesso che il Bonus 18App per i nati nel 2000, cioè per coloro che dovrebbero usufruirne quest’anno, sarebbe rimasto. Il 17 Ottobre ho interrogato il ministro al proposito.

Ho ottenuto in risposta che dal 2019 il bonus cambierà (o più probabilmente sarà cancellato, affinché si trasferiscano i fondi ai tanti capitoli del libro dei sogni assistenzialista del governo gialloverde) e che per il 2018 il bonus sarebbe rimasto. Ci sono voluti 37 giorni, una PETIZIONE con più di 21000 firme e tante altre forme di mobilitazione, ma alla fine ce l’abbiamo fatta: il ministro Bonisoli ha infine firmato il decreto che sblocca il bonus per i nati nel 2000. Chi la dura, la vince!

In Commissione Cultura abbiamo presentato una proposta riguardante un credito giovani: ne parlo nella DIRETTA FB del 29 ottobre. Si tratterebbe di un credito da non restituire allo Stato, consegnato al compimento dei 18 anni di età a coloro i quali, presentato un progetto su se stessi, fossero ritenuti idonei e premiati. 

Il 14 novembre sono intervenuta in Commissione Cultura per presentare le nostre proposte. Nella legge di bilancio si prevede la cancellazione dei fondi per l’alternanza scuola lavoro e ciò ha provocato le sacrosante proteste di parti importanti del mondo produttivo italiano: per esempio, Federmeccanica ha lanciato una petizione affinché l’alternanza scuola-lavoro sia mantenuta: #PiùAlternanzaPiùFormazione.

Riguardo al reclutamento degli insegnanti, è stata eliminata la formazione iniziale che il PD aveva previsto riorganizzando l’accesso al ruolo tramite un percorso di tirocinio pagato (il cosiddetto FIT). Secondo il governo del peggioramento, i requisiti per accedere al concorso per l’insegnamento in ruolo saranno la laurea e un piccolissimo percorso di pedagogia e didattica (24 Crediti Formativi Universitari): di fatto si torna all'idea gentiliana di scuola, quella per cui a un docente basta sapere e non il saper insegnare. Si tratta di un passo indietro gravissimo.

Altri nostri emendamenti sono stati formulati per dotare le scuole di un organico di autonomia per la propria attività e per esonerare i collaboratori dei dirigenti scolastici. Abbiamo presentato nuovamente un emendamento per la responsabilità dei dirigenti in tema di edilizia e abbiamo espresso le nostre perplessità sulle pensioni a Quota cento previste per la primavera, che lascerebbero gli organici scoperti nel momento più importante dell’anno scolastico.

Per quanto riguarda l’università e la ricerca, siamo lieti che ci siano risparmi destinati a nuovi ricercatori, ma questo non cancella tante altre magagne, come per esempio il taglio del fondo per il credito d’imposta destinato al finanziamento di attività di ricerca. In Commissione abbiamo proposto l’ampliamento della nota per il fondo per le borse di studio, mancante nella proposta del Governo (tanto più che è previsto un bonus per chi assume laureati con votazione 110 e lode). Inoltre abbiamo proposto il superamento del numero chiuso e l’introduzione dello sbarramento dopo il primo anno, per il quale la legge di bilancio dovrebbe prevedere tuttavia uno stanziamento, quantomeno per risolvere il problema della capienza delle aule (oltre che rivedere il nuovo strumento di calcolo per il fabbisogno delle Università, portatore di nuovi tagli).

La maggioranza ha respinto tutti i nostri emendamenti, tranne l’esonero per i collaboratori dei dirigenti scolastici. Sono stati cancellati anche i fondi per l’istituto Montalcini (ne parlo QUI) con un parere contrario e compatto della maggioranza: a tal proposito, viene spontaneo rileggere con i brividi alla schiena i post che lo statista Beppe Grillo dedicava sul suo blog alla Montalcini. Chissà cosa ne pensano quelli che “il M5S in fondo è di sinistra”…

Il Governo ha quindi molto poco a cuore la cultura e l’istruzione, ma adora i condoni, facendosi beffe di chi paga le tasse in tempo e condonando abusi edilizi per i quali in Italia ancora si muore!

Per far sì che fossero approvate delle vergogne nazionali, quali il condono edilizio a Ischia e l’aumento dei limiti per lo sversamento di fanghi su terreni agricoli, era necessario inserirli nel decreto urgente per Genova, aggiungendo vergogna alla vergogna:

Questi interventi del Governo, insieme alla legge di bilancio e alle sole chiacchiere in libertà che hanno prodotto mesi d’innalzamento dello spread, costeranno un bel po’ e ovviamente andranno a pesare sulle tasche degli italiani. Il governo ovviamente si giustifica con la propria formula magica: “e allora il PD?”. È sempre colpa dei governi precedenti, ma sono fiduciosa che presto l’acerrimo nemico del governo del cambiamento presenterà il conto. Quest’acerrimo nemico si chiama realtà.

In questi giorni, in Aula si è appena votato il decreto “Sicurezza”, contenente in parte una disciplina sull'accesso alla cittadinanza italiana, senza far riferimento a una miglioria della sicurezza nelle città o delle misure a difesa dei cittadini più deboli. Si tratta di un vero e proprio decreto “Insicurezza”, perché l’insieme delle nuove norme (procedure lunghe 4 anni per avere la cittadinanza, dimostrazione necessaria di saper padroneggiare la lingua italiana almeno a un livello corrispondente al B1, quando sono stati tagliati i fondi per dare la possibilità di imparare la nostra lingua, etc etc) creerà molti più irregolari, che a loro volta con maggior probabilità si troveranno a vivere ai margini della società e quindi magari nell'illegalità. È un tipico circolo vizioso: meno integrazione equivale a più reati e quindi minore sicurezza. Ma il ministro della paura non ha a cuore la sicurezza degli italiani: a lui, per fare campagna elettorale permanente, serve che gli italiani si sentano minacciati e impauriti. 

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Cari amici, siamo a un passaggio molto importante di questa legislatura. Le tensioni con l’Unione Europea, il prezzo che stiamo pagando sui mercati, le divisioni continue nella maggioranza ci chiamano ogni giorno di più a dimostrare che noi siamo altra cosa: abbiamo una diversa idea di società, di paese, di economia, di sviluppo, di diritti. Mi impegnerò in prima persona affinché non si ceda di un millimetro sui nostri valori.

Un caro saluto,

Anna