L’Europa, l’Italia, l’Umbria: dai campanili alle comunità.

 

“Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che cambi qualcosa in noi”.

Italo Calvino


 

In questi “maledetti quattro anni” di crisi dei debiti sovrani, è cambiato tutto. È cambiata l’Europa, è cambiata l’Italia, è cambiato il PD. Ne usciamo avendo smarrito molto, molto avendo trovato, moltissimo dovendo ora costruire per il futuro.

 L’Italia fuori dalla tempesta

§    Nel 2011, quando la nave Italia ha cominciato ad affrontare la tempesta, abbiamo delegato ai tecnici la responsabilità della guida, anche perché il PD era minoranza nel Parlamento. Ma anche perché non eravamo ancora pronti: avevamo scelto allora un altro ruolo, che era quello di salvare il salvabile durante la tempesta.

 §    Con le elezioni politiche del 2013 e sempre più durante la legislatura al cui guado siamo ora giunti, ci siamo convinti che il pilota dovevamo essere noi. E per pilotare una nave in tempesta, abbiamo dovuto correre, abbiamo dovuto sacrificare cose che non avremmo mai pensato di sacrificare, abbiamo anche perso un po’ di coordinate, ma ne siamo usciti. Ne siamo usciti avendo salvato il paese dallo spettro della crisi finanziaria, avendo ricostruito giorno per giorno l’ambizione a non essere un paese destinato a un inevitabile declino, avendo posto il PD al centro della scena politica.

 §    Abbiamo riformato il paese con un impulso senza pari. I numeri ci stanno  dando ragione. Quei numeri che non sono fredde statistiche dall’ufficio di un economista, ma vita quotidiana di centinaia di migliaia di personeSoprattutto di quelle più deboli. Vita che pian piano torna a migliorare dopo anni di sensibile peggioramento. Torna stabilmente il segno + davanti al nostro Prodotto Interno Lordo, il Jobs Act e gli sgravi fiscali hanno incentivato la creazione di più di 300mila posti di lavoro, con La Buona Scuola si sono stabilizzate decine di migliaia di precari storici, si sono create le condizioni per far uscire la scuola italiana dall’emergenza permanente, al contempo realizzando compiutamente l’autonomia scolastica pensata da Berlinguer.

 §    Questi e tanti altri risultati sono costati un impegno straordinario e l’insolita situazione di non esser talvolta capiti da chi ha sempre camminato al fianco del PD: penso per esempio alla diffidenza e alle proteste verso le due riforme più importanti. Mercato del lavoro e scuola. Penso alle difficoltà del PD sui territori, tanto che le recenti elezioni regionali non sono state una vittoria brillante come le europee. 

 

 L’Europa in tempesta

§    Mentre il PD ha risanato un paese fino a poco fa “malato d’Europa” e ora non più, c’era un continente intero che si ammalava, il cui futuro è tutto da disegnare e più incerto che mai. La drammatizzazione della crisi greca durante la scorsa estate, la tragedia dei migranti sulle nostre coste e i vergognosi muri, di mattoni o frontiere, sono stati e sono terribili prove. L’Europa sarà forgiata dalle proprie crisi, dicevano con saggezza e cinismo i padri costituenti dell’Europa unita. Abbiamo avuto le crisi, ora dobbiamo dare forma a quest’Europa politica. Abbiamo le istituzioni e una somma di governi, ma non abbiamo un vero spazio politico europeo. Abbiamo un’Europa preda di nazionalismi e spinte centrifughe nelle più varie direzioni, dal preoccupante Orbàn al novecentesco Corbyn al radicale Tsipras. 

Con lautorevolezza della guida durante la tempesta, con la saggezza non punitiva verso la Grecia, con l’umanità verso il dramma dei migranti, il PD ha portato il nostro paese in una posizione molto più autorevole in questa Europa. Siamo finalmente in cabina di regia, nel ruolo che spetta all’Italia, con tanta ambizione di crescere e qualche buona idea sul destino di un continente.  

 La rotta futura: una fase nuova

Davanti a noi, la rotta di navigazione non è certo semplice: l’occupazione (specialmente giovanile) è l’ultimo anello della catena di ripresa economica a manifestarsi, e ciò pone l’annoso dilemma della discrasia tra una politica (e un consenso) sempre più veloce e umorale e i tempi dell’economia e delle condizioni materiali di vita, che sono più lenti. I frutti di dolorosi sacrifici, chiesti anche ai meno abbienti, si stanno cominciando a vedere, si vedranno sempre di più, ma non sono immediati, né è automatico che i ritorni siano proporzionali ai sacrifici stessi.

Malgrado quindi la rotta davanti a noi continui a essere impegnativa, abbiamo finalmente margini di manovra. Possiamo indirizzare il timone molto più che pochi mesi fa. E dobbiamo ricominciare a fare provviste, perché per alleggerire la guida durante la crisi, molto abbiamo dovuto buttare come zavorra.

Il governo e il PD sono quindi chiamati a una fase nuova. Dopo una stagione di necessari sacrifici, l’imperativo è coniugare il sostegno alla crescita con l’equità, redistribuire, smuovere il rapporto tra capitale e lavoro che ci inchioda allo stereotipo di un paese in cui la rendita conta più delle opportunità che si possono costruire durante una vita, intervenire sul dramma della disoccupazione giovanile.

Misure di sostegno alla povertà, salario minimo, flessibilità sull’età di uscita dal lavoro, riduzione delle tasse. Queste sono alcune delle parole d’ordine di una nuova fase di governo. 

La responsabilità verso il futuro

 “La terra non è eredità ricevuta dai nostri padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli”.

Trasformare in azione di governo la saggezza di questo proverbio indiano significa lasciare a chi verrà un’Italia e un mondo un poco più sostenibile.

§    È tempo quindi di un “Green Act”, per la sostenibilità ambientale ed energetica. Etica della responsabilità per un futuro globale meno bellicoso, tanto più ai tempi dello stato islamico, è ridurre l’impatto del petrolio sul nostro consumo energetico, sostenendo la produzione diffusa tramite energie pulite e l’ottimizzazione delle reti.

§    È tempo di continuare a ridurre il peso del debito pubblico, e rendere più efficiente la spesa, per consegnare il testimone di un paese dalla rotta di navigazione più sicura.  Giusta e seria è l’inamovibilità di Renzi e Padoan rispetto a questo impegno, che non abbiamo preso verso l’Europa, ma verso noi stessi.

§    Etica della responsabilità è infine affrontare il nodo della produttività perduta dell’economia italiana, tornando a investire sull’innovazione: i tagli del decennio berlusconiano e le successive ristrettezze di bilancio a causa della crisi hanno imposto condizioni disperate agli atenei italiani. È tempo d’investire sui nostri giovani ricercatori, razionalizzando il sistema e costruendo reti d’innovazione. Il nodo da sciogliere è il mancato trasferimento tecnologico tra la conoscenza che, malgrado le difficoltà, ancora produciamo con eccellenza nei nostri atenei, e il mondo dell’impresa. È la sfida di un’economia della conoscenza a servizio dell’uomo.