Anna Ascani

Dal 21 al 23 settembre la Festa della cultura a Roma

Parleremo di Cultura e Digitale tra innovazione e tradizione, dialogherò col Ministro Franceschini moderati da Gianni Riotta, parleremo di luoghi, rigenerazione urbana e patrimonio, parleremo di cinema, di spettacolo dal vivo. Affronteremo, infine, il dibattito sul  ruolo della cultura contro la paura: 1 euro in cultura per 1 euro in sicurezza voleva dire proprio questo. Non esiste sicurezza o recinto fisico o mentale in cui rinchiuderci senza il senso del nostro stare al mondo in relazione all’altro. Non è un caso, quindi, che quest’idea stia diventando popolare in Europa ed è partita dal nostro paese.

Si riparte... dalla cultura

Ci aspettano mesi di lavoro intenso, e spero fruttuoso, per accompagnare e proseguire, in questo scorcio di legislatura, le politiche culturali dei governi del PD, che in Europa hanno fatto scuola, tanto che, l’idea di 1 euro in cultura per 1 euro in sicurezza e la 18App (cioè il bonus da spendere in cultura per i neodiciottenni), sono diventate patrimonio anche del governo francese.

Ma ci aspettano mesi di lavoro intenso soprattutto per pensare insieme la prospettiva del Partito Democratico sulle politiche culturali per i prossimi anni.

 

Un mio articolo uscito su Democratica di qualche mese fa s’intitolava “la cultura come molteplicità”, non a caso: perché in un paese come il nostro, la cultura è un pezzo fondamentale del nostro patrimonio genetico, un metodo secondo l’etimo della parola che rimanda alla fatica produttiva dell’ascolto. La cultura, specialmente per noi democratici, è il collante tra il singolo e la comunità, tra le storie individuali e la storia collettiva. È la risorsa nazionale strategica ed è il più grande motore di riduzione delle diseguaglianze. Cultura è quindi molteplicità, proprop come la intendeva Italo Calvino nella sua celebre Lezione Americana

 

Infausta alla memoria ritorna l’affermazione per cui “con la cultura non si mangia”. All’estremo opposto, c’è un altro punto di vista, ben più realistico: quello per cui la cultura sia il nostro petrolio. Basti pensare ai recenti dati riportati da Symbola: il 6% del PIL nazionale è prodotto dall'industria culturale e creativa, cioè 250miliardi di fatturato nel 2016 e 1.5 milioni d’indotto.

 

Discutere di cultura oggi vuol dire discutere non solo di cosa e come, ma anche di dove. I luoghi fisici e non, il ruolo della rete rispetto al quale non possiamo nasconderci dietro forme più o meno manifeste di luddismo, bensì dobbiamo rilanciare una “alleanza degli innovatori” (come dice Giuliano Volpe nel suo saggio “Patrimonio al futuro”), che ci aiuti ad avere un pensiero “più lungo e largo possibile. Lungo nel tempo, verso il futuro, e largo nello spazio, nell’apertura alle differenze e alle alterità” - parole di Marino Sinibaldi, da “Un millimetro in là. Intervista sulla cultura”).

 

In questo contesto, mi sono recentemente spesa affinché 18App diventi una misura strutturale nelle politiche culturali del nostro paese. Nelle società più avanzate, quindi specialmente in Europa, rischia di collassare il modello classico di sostegno alla cultura mediante il finanziamento all’offerta. Non è più detto che ciascuna offerta da sola produca il proprio pubblico, perché si va verso la saturazione, in parallelo alla stagnazione del potere d’acquisto che questi anni di crisi hanno prodotto.  Da qui nasce l’idea di 18App: spostare un po’ di spesa pubblica dal sostegno all’offerta al sostegno alla domanda, partendo dai neodiciottenni, ossia dai giovanissimi uomini e donne che hanno (e che vogliamo aiutare ad avere) più fame di formarsi tramite la cultura.

 

Altri, piccoli, grandi cambiamenti sono attesi in diversi settori: penso alla legge sullo spettacolo dal vivo, ai decreti attuativi della deleghe contenute nella legge sul cinema, alla possibile riorganizzazione della governance istituzionale in materia di beni culturali e, in particolare, penso ai necessari mutamenti d'epoca della legge sul diritto d'autore. Perché possano essere valorizzati tutti i settori della cultura, ogni creativo - indipendentemente dalle dimensioni infrastrutturali -, e ogni forma di manifestazione artistica e culturale.

 

     Su tutti questi temi, nei prossimi mesi discuteremo nel partito, ma soprattutto spero di riuscire a contribuire a costruire e mettere a sistema quell’alleanza d’innovatori, di innamorati della cultura di cui il nostro paese pullula.

#Libri, musica e cinema : Consigli sotto l'ombrellone

Il Gubbio Doc Fest dal 03/08 al 05/08: il programma qui 

Il Corciano Festival, dal 05/08 al 20/08: il programma qui 

L’Umbria Folk Festival a Orvieto dal 30/08 al 03/09: il programma qui 

 

Qualche consiglio di lettura sotto l’ombrellone: 

Kulturinfarkt”, di Dieter Haselbach, Armin Klein, Pius Knusel e Stephan Opitz. Marsilio Editori. Un’analisi spietata e lucida delle prospettive dei consumi culturali: può reggere nel futuro il modello di politiche culturali basato sul finanziamento dell’offerta? 

“Un millimetro in là. Intervista sulla cultura” di Marino Sinibaldi, Edizioni Laterza. Un approccio poetico e concreto allo stesso tempo alla cultura, che è materiale e immateriale allo stesso tempo, è emancipazione individuale e collettiva ma è anche mercato. 

“Per il verso giusto. Piccola anatomia della canzone” di Simone Lenzi, Marsilio Editori. Un viaggio attraverso la magia e i meccanismi della canzone pop, da Gino Paoli a Franco Battiato, dai Beatles ai Rolling Stones. 

“La grande regressione”, a cura di Heinrich Geiselberger, Feltrinelli. Quindici intellettuali raccontano la crisi del nostro tempo. 

“L’ordine del tempo” di Carlo Rovelli, Adelphi. L’autobiografia intellettuale di un fisico teorico che ha passato la vita a scontrarsi con la domanda che tutti ci facciamo: cos’è il tempo? Il punto di vista “spersonalizzato” del fisico incontra le emozioni dell’uomo e il risultato è profondo e toccante. 

“Memoria di ragazza” di Annie Ernaux, L’Orma Edizioni. La scrittura della Ernaux sta diventando un piccolo caso: la memoria quale strumento d’indagine per ricostruire se stessi e la società. In quest’ultimo libro, l’autrice ripercorre un’estate di quasi 50 anni fa e rilegge i piccoli grandi traumi della propria vita e di tutte le vite. 

“Corruzione” di Don Winslow, Einaudi. Un crime mozzafiato. 

Date retta ai dottori: vaccinatevi

Chi mi conosce sa che quando si tratta di salute a me non piace per niente raccontare gli affari miei. Un po' perché quando sei un "personaggio pubblico", mostrarti vulnerabile è sconsigliato. E un po' perché io, di mio, mi sono sempre sentita la controfigura di Wonder Woman e mi piace restare nel ruolo.

Stamattina, però, ho visto il servizio andato in onda ieri sera su Report a proposito del vaccino contro l'HPV. Me lo avevano segnalato in molti, indignati, e ho deciso di guardarlo. Un attacco, senza contraddittorio, ai medici e alle case farmaceutiche che pur di fare soldi somministrerebbero vaccini che, secondo la testimonianza di alcuni pazienti (non corroborata da alcuna prova scientifica), causerebbero reazioni avverse. Guardando quel servizio un genitore può facilmente pensare che è meglio evitare di vaccinare le proprie figlie. 
Io, invece, ho qualche buonissima ragione non teorica per pensare che Report ieri abbia fatto un pessimo servizio pubblico.

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